Come abbiamo detto, dopo quel secolo fatidico (1200 a.C.), probabilmente a causa dei popoli del mare, i micenei come civiltà scomparvero dalla faccia della terra. Si potrà mai immaginare che a scomparire sia stato ogni singolo miceneo? È il volto della Grecia ad essersi trasformato, adesso non vi è più una predominanza da parte di una cultura rispetto ad un'altra. La Grecia in questo periodo si chiude praticamente in se stessa ritornando a stili di vita antiquati.
Pare che la conformazione del territorio prevalentemente montuoso abbia reso difficoltoso uno sviluppo dopo quella disfatta. Le antiche città scomparvero, la popolazione diminuì tantissimo e la restante si raccolse in agglomerati indipendenti uno dagli altri. Tre erano le stirpi che potevano ammirarsi adesso in terra greca, i dori, gli ioni e gli eoli.
I dori: Essi erano per lo più insediati nel territorio spartano, ma anche Corinto ed Argo. Altre popolazioni doriche avevano insediamenti al nord della Grecia, ma erano praticamente tagliati fuori da un possibile sviluppo, arretrati culturalmente e con forme economiche agro-pastorali.
Gli ioni: Essi erano stanziati lungo le coste dell'Asia Minore, nel territorio chiamato Ionia. E ad essi appartenevano gli abitanti dell'Attica la cui capitale era Atene che in futuro sarebbe diventata la città più importante della Grecia.
Gli eoli: Popolavano le isole del mar egeo, in particolare Lesbo. Gli abitanti della Beozia erano di stirpe eolica la cui capitale era tebe.
L'interò decadimento greco durerà all'incirca 400 anni, in questo periodo che va dal 1200 a.C all'800 l'alfabetizzazione non perdura, anzi scompare per l'inutilità che essa adesso rappresentava. La da poco adottata scrittura fenicia scompare ed insieme ad essa gli scribi. Le parole magari non rendono abbastanza il nuovo clima venutosi a creare, ma immaginate un mondo che ha conosciuto il massimo splendore e subito dopo un altro dove nemmeno più la scrittura aveva un'utilità.
--L'entità dell'ondata d'emigrazione dei popoli del mare del 1200 a.C sembra doversi considerare imponente, importante. I popoli del mare hanno posto fine ad un epoca coinvolgendo più regni, essi sono al culmine di ogni popolazione finora trattata. La cosa veramente strana è che non se ne parla assolutamente con termini certi, qualcosa successe, ma cosa? Che tutto possa essere ricondotto ad una sovrappopolazione che i granai del mondo non riuscirono a gestire? Un marasma umano ed un gettarsi via mare di popoli in cerca di salvezza?
Questo libro non ne tratta direttamente, è implicito e lo si potrebbe solo intuire senza conferme. Effettivamente i popoli del mare vengono trattati in questa fonte storica, da cui attingo le mie notizie, come Odisseo nella telemachia all'interno dell'Odissea: se ne parla, ma non si interroga direttamente (in questo caso non per mancanza di fonti, ma è l'intreccio adottato da Omero. Più che altro ponevo l'esempio di come si riesca a trarne informazioni da qualcosa di implicito, alle volte con un margine di errore molto basso). Tornando ai popoli del mare non ci sono proprio le fonti a portata degli storici per farsene un'idea sicura. Si pensa che i popoli del mare fossero composti da popoli indoeuropei e libici, si rigettarono in massa in mare e ovunque giungessero posero fine ai popoli regnanti (tranne per l'Egitto che riusci a resistere a tale ondata, pur se subì comunque una ferita che lo avrebbe portato ad una morte lenta--
Questa definizione “Medioevo Ellenico” è perciò dovuta alla scomparsa della scrittura e alle sue conseguenze, infatti gli unici reperti a testimoniare questi 4 secoli bui sono reperti archeologici e nessun documento. Come fu per la preistoria il tipo di indagine che lo storico deve applicare non si fonda sulla, nella peggiore delle ipotesi, interpretazione di strani geroglifici, ma studiandone i reperti ed individuandone utilizzi ed ipotizzandone la più pertinente ricostruzione.
Al contrario non si deve pensare che in quest'epoca buia successero strani avvenimenti, ma che tutto al contrario i popoli vivevano con una forma di organizzazione antiquata né più e né meno.
Omero e l'importanza dei suoi poemi:
In questi 4 secoli a tramandare la cultura e qualche traccia storica da generazione in generazione furono gli aedi ovvero i cantori come lo era ad esempio Omero, un personaggio che si suppone non fosse mai esistito, ma di cui al contempo mi pare di non ricavarne nessuna affermazione certa, a tutta probabilità lo si ritiene tale. Il ruolo dell'aedo era di invocare tramite l'ispirazione di una musa il canto da rivolgere al suo pubblico, esso era strutturato in modo tale che potesse facilitare l'organizzazione e l'evocazione mnemonica del cantore. I temi trattati si presentano infatti in parti uniche ed in temi formulari che possono ripetersi lungo il canto intero ognuno dei quali si occupa di determinate situazioni come potrebbe ad esempio esserlo il tema dell'ospitalità, le aristie degli eroi, il concilio degli dei ed altro ancora. L'epica omerica essendo un documento scritto in un periodo post-medioevo ellenico e narrante situazione degli ormai, per essi stessi, antichi popoli micenei, fa presumere, dal modo in cui i canti descrivono determinati elementi, che tanti appartengono all'epoca contemporanea in cui l'aedo narra le vicende. L'aedo dunque immagina l'antico popolo miceneo attraverso la concezione che ha del proprio presente, l'anacronismo è però utile affinché si possa ricostruire il periodo Omerico piuttosto che quello miceneo. In ogni caso i canti omerici si riferiscono ai tempi micenei e narrano le gesta di grandi eroi e le vicende degli dei dell'olimpo.I canti degli aedi hanno una funzione prettamente didattica, sono i canti a tramandare, ad educare le nuove generazioni. Vi sono infatti dei comportamenti modello nei canti epici e tramite essi si identificano certi modelli positivi da perseguire da certi altri negativi da evitare. Determinati personaggi e vicende sono infatti emblematiche e distinguono chiaramente ciò che è morale da ciò che non lo è.
La società implicita in Omero:
L'etica competitiva è ciò che contraddistingue la vita dei personaggi omerici. Ogni eroe è votato alla ricerca dell'onore (in greco timè) che raggiunge dimostrando il suo valore in battaglia. L'intera società è infatti fondata su valori che ruotano attorno a determinati valori. Chi subisce un torto deve ad esempio vendicarsi in quanto è un dovere sociale e se non ci si vendica il resto del popolo applica automaticamente una sanzione a suo svantaggio.
Al popolo spettava il controllo sociale, un episodio è verificabile sul testo dell'Iliade che vede fronteggiarsi Paride e Menelao. Paride in questo episodio non sembra vantare un'iniziativa battagliera nei confronti di Menelao che al contrario lo sovrasta sin tanto che Menelao è tratto in salvo dalla dea Afrodite. Effettivamente il libro porta questo esempio senza trarne la conclusione. Proverò a farne una autonomamente, pur se nell'episodio che vede i duellanti Paride e Menelao fronteggiarsi non c'è nessun accenno al giudizio sociale nei suoi confronti si denota dal testo che Alessandro (Paride) non ha di certo combattuto l'incontro in modo ammirevole, ma anzi è subito divenuto preda dell'altro. L'incontro non si concluderà per via dell'intervento di Afrodite che attraverso una nube lo trascina via. Si potrebbe dedurne che un comportamento simile pregiudica l'opinione pubblica.
Il rispetto da parte dell'opinione pubblica è di fondamentale importanza per la civiltà omerica. L'uomo è spinto a non macchiarsi mai di nessun atteggiamento che possa fargli perdere in qualunque modo la stima da parte degli altri, sarebbe una vera e propria macchia indelebile che ne rovinerebbe l'intera vita.
La cultura della vergogna:
I moderni antropologi definiscono la civiltà omerica la “cultura della vergogna”. Essa non era caratterizzata da una società il cui rispetto delle regole viene determinato dai divieti e dalla colpa derivante dalla trasgressione come lo è quella moderna, a sua volta definita “cultura delle colpe”.
Nelle culture della vergogna non si impongono divieti, ma si propongono modelli positivi di comportamento. La vergogna colpiva chi non riusciva ad essere un eroe, una donna che non era virtuosa, un figlio non devoto, ed era espressa dalla parola aidòs.
Vi è una scena che descrive ancor meglio di quella di Menelao e Paride cosa può significare o a che decisioni può far approdare un uomo il tema della vergogna, è l'esempio di Ettore ed Achille che si sfidano in un duello che segna le conclusioni delle dispute tra Achei e Troiani e quindi la conclusione dell'Iliade; Ettore in un primo momento, trovandosi di fronte l'inferocito Achille indietreggia, <<non riesce a sostenere il suo assalto>>, gira più volte intorno alla rocca di re Priamo sfuggendo ad Achille, sa che se continua a sfuggirgli la vergogna di fronte all'intera sua gente sarebbe stata fortissima. Egli deciderà di affrontare Achille. Conosciamo il resto della storia.
Il controllo sociale ha il potere di condizionare gli impulsi personali di un individuo, tanta è la sua forza.
Gli dei e gli eroi omerici:
Nei poemi omerici gli dei svolgono gli stessi ruoli degli umani, anch'essi si coinvolgono sentimentalmente pur avendo un'immortalità che dovrebbe enormemente contraddistinguerli dalla peculiare, misera, natura umana destinata a finire. Non per niente, in diverse occasioni, quando gli dei sembrano assumere atteggiamenti umani (ad esempio uno Zeus che minaccia la moglie Era di alzarle le mani se avesse continuato a mettere muso sulle questioni tra lui e la ninfa Teti in un episodio che riguarda la collera di Achille derubato da parte di Agamennone della propria donna Briseide “conosciuta anche come Ippodamia”) le scene sembrano assumere caratteri caricaturali avvertibili benissimo da parte del lettore.
Gli dei all'interno dei poemi omerici hanno la funzione di innescare l'azione degli uomini, “glielo mettono in cuore” affinché essi agiscano. Tante volte a seconda di chi patteggia un dio può falsamente incoraggiarlo a fare qualcosa di dannoso verso se stesso, ad esempio Atena che inganna Ettore al momento decisivo della battaglia contro Achille. Non sono necessariamente malvagi, il più delle volte sono gli uomini stessi a commettere empietà e poi danno la colpa agli dei. Proprio tramite questa riflessione si apre l'Odissea. Di un lamento di Atena al padre Zeus che secondo la figlia non vuol aiutrare il povero Odisseo trattenuto ad Ogigia, mentre è Poseidone a serbare rancore nei confronti dell'itacese. Eppure è egli stesso, Odisseo, ad aver commesso empietà, e adesso ad Ogigia piange la famiglia distante.
Il culto degli dei e degli eroi omerici:
Gli uomini quando chiedono l'intervento degli dei li invocano offrendo loro l'ecatombe, il fumo delle carni e dei grassi arrostiti sono destinati agli dei, le carni le consumano gli uomini.Ancor prima degli dei era però la venerazione degli eroi ad infiammare i cuori della gente. Per essi venivano costruiti altari. Effettivamente il testo distingue nettamente gli eroi che vengono definiti fantasiosi, ovvero quelli trattati ad esempio nei poemi omerici, e quelli appartenenti alla vita reale. Mai ho colto se almeno una parte o nessuno degli eroi omerici fosse realmente esistito.
(Quel che però ho letto e che riguarda il tedesco Heinrich Schliemann ha smosso in me qualche interrogativo. Basandosi sulle indicazioni geografiche presenti nell'Iliade riesce a trovare le rovine di Ilio. Ebbene, qui egli vi trova una maschera che suppone fosse il volto di Agamennone. Il fatto che si faccia tale precisazione non sottintende che pur appartenendo ad Agamennone non sia la rappresentazione di qualcosa di appartenente alla fantasia dei canti omerici. Non avendo tratto nessun altra informazione a riguardo ciò che si riesce ad intuire è che da un lato si definiscono tutti gli eroi omerici di pura fantasia, quindi compreso Agamennone, dall'altro Schliemann definisce la maschera appartenente ad Agamennone, ma i testi a mia disposizione non dicono niente di più. Non si chiarisce se tale constatazione fa riferimento al vero Agamennone, cioè alla possibilità che sia davvero esistito o al fantastico Agamennone).
In onore degli eroi morti, veri o di fantasia, i greci avevano un rituale particolare, diverso da quello riservato agli dei. Essi scavavano delle buche e vi facevano colare dentro il sangue degli animali sgozzati per consentire ai fantasmi di nutrirsi e rinvigorirsi.
La Psiche:
Secondo la concezione greca l'uomo si compone in due parti, il corpo mortale e la psiche immortale. Essa come vapore fuoriesce dalla bocca dell'uomo per continuare un'esistenza vana e infelice nell'Ade, il regno dei morti. La psiche che si distacca dal corpo ricompare ai viventi come sogno o fantasma. Talvolta l'ombra del morto comunicava ai vivi in un sogno. Il sogno nella civiltà greca arcaica non è una manifestazione della mente, è qualcosa di oggettivo e di concreto. Esso è la prova dell'esistenza della vita oltre la morte. Nei secoli successivi il concetto di psiche assumerà caratteri più elaborati e si approderà all'idea dell'anima. Il corpo, secondo il principio della filosofia orfica è la tomba dell'anima.
Organizzazione politica e sociale:
Torniamo allo scenario che vede il decadimento miceneo e il piombare dei greci in un'epoca di arretratezza, il medioevo ellenico. Assistiamo ad un disfacimento di ogni forma di potere e di organizzazione. Tre agglomerati fondamentali costituiti dai dori, ioni ed eoli vivono ognuno raggruppato in diverse zone della Grecia. La scrittura scompare e si pratica una vita di sostentamento agricolo.
In questo periodo, grazie anche ai poemi omerici, sappiamo che la perdita della monarchia favorisce il prevalere dell'aristocrazia. Ne sono esempi la scena (in l'Iliade) in cui Agamennone (sovrano miceneo) deve chiedere l'aiuto di Calcante riguardo alla pestilenza che grava alle concave navi achee, o nella contesa tra lui ed Achille, ma anche quando mette alla prova gli Achei sotto suggerimento del sogno divino inviatogli da Zeus. Nell'Odissea il figlio di Odisseo, Telemaco, si vede la propria casa assediata dai Proci, pretendenti della madre Penelope. Queste scene sono uno squarcio di cosa il decadimento significasse, la disfatta di un potere assoluto.
Basiléus e gherousia:
Il Basiléus aveva due funzioni fondamentali: il comando militare e il potere di risolvere controversie interne al gruppo. Essi venivano assecondati dalla gherousìa, il consiglio degli anziani.
Questi ultimi potevano rappresentare la comunità nelle ambascerie internazionali ed avevano anche la funzione di controllare che la vendetta privata seguisse il giusto seguito. Tale vendetta si ricorda fa proprio riferimento alla tipica cultura della vergogna greca. Chi subiva un torto e voleva mantenere una certa dignità doveva compiere la vendetta. La nuova regola prevedeva che chi subisse un torto, anziché vendicarsi, poteva accettare un'ammenda pecuniaria detta poiné (da cui deriva la parola “pena”). Colui che oltre ad accettare la pena compiva vendetta veniva deferito al consiglio degli anziani.
Oltre ai basiléis ed ai gherousìa si afferma l'assemblea popolare (in Omero l'agorà) che riuniva tutto il popolo e dove si discuteva di questioni di interesse pubblico pur se non aveva nessuna influenza politica. Essendo costituita dal popolo, il demos, essa era totalmente subordinata rispetto agli aristocratici.
Eppure la stessa assemblea che adesso non presenta un'importanza rilevante con l'avvento delle poleis diventerà determinante.
Economia, guerra e rapporti sociali:
Ogni comunità (òikos) formatasi all'interno del territorio greco era autonoma ed autarchica. Essi producevano i beni necessari alla continuazione della vita, come abbiamo detto grazie ad attività soprattutto agro-pastorali ed in minor numero artigianali. Con tutto ciò essi non potevano di certo procurarsi beni come i metalli né tutto ciò che non era reperibile nel loro territorio.
La guerra e la razzia sarà quindi periodica in territorio straniero. Tra i vari territori non vigeva però l'anarchia più totale, decisamente qualche popolo deve essersi legato a qualcun altro per contare su un supporto reciproco. In questo ambito possiamo far rientrare il tema dell'ospitalità presente in molti episodi dei poemi omerici. Essa era sacra.
Dati questi legami a reggerne l'armonia erano delle regole <<internazionali>>, chi si recava all'estero chiedeva ospitalità <<xenìa>>. Succede che l'ospitalità prevede una serie di rituali suddivisibili in tre principali categorie.
L'accoglienza: Il padrone di casa ospita chi attende alla porta che viene fatto accomodare in un morbido scrano. Prima ancora che esso riferisca notizie o gli si pongano domande è cortesia, consacrata dagli dei, offrirgli un pasto e da bere. L'ospite viene successivamente lavato dalle ancelle ed unto con oli e gli vengono donate nuove vesti. Ci si liba e si offre un sacrificio agli dei.
La convivialità: Si allestisce un banchetto in onore dell'ospite. Gli si imbandiscono copiose vivande se si tratta di un re, il più grasso animale posseduto se esso è un servo. Al banchetto partecipa l'aedo che con il suo canto allieta gli animi, vi sono danze e giochi. È a questo punto che segue il racconto tra ospite e ospitante. Solitamente hanno più spazio i racconti di chi ospita (ad esempio nell'Odissea Menelao nei confronti di Telemaco, quest'ultimo giunto in casa sua per chiedere notizie del padre disperso, avrà tutto un dire) o dell'ospite (è il caso di Odisseo che con i racconti delle sue peripezie ammalia la corte di Alcinoo).
Il commiato: In questa fase del “rituale” ci si congeda (bisogna considerarlo più un costume di un rituale, non credo si svolgesse tutto in modo artificioso. Era un'usanza, come sono le nostre abitudini moderne, lo erano anche queste raccontate, con la differenza che il nostro mondo laico allenta tantissimo la rigorosità pretesa da quei tempi antichi, vogliamo considerarlo un bene o un male. Essi dipendevano molto dalla religiosità, come anche dalla cultura basata sulla vergogna. Gli dei punivano chi non rispettava l'ospitalità. Se l'ospite era un supplice esso era protetto da Zeus, non aiutandolo si commetteva empietà. Essendo, come abbiamo detto, i canti aedici a scopo anche didattico, essi, ricordando la funzione emblematica già svolta da alcuni personaggi, attraverso anche i temi dell'ospitalità, accettata e negata, riuscivano a loro volta ad evidenziare la distinzione tra ciò che fosse morale da ciò che non lo era. Infatti a negare l'ospitalità sono sempre popoli barbari e incivili. Polifemo e i Lestrìgoni ne sono un esempio).
Il commiato prevede lo scambio di doni, suggello del vincolo che così si è creato. I doni possono essere metalli preziosi, talenti, vestiari, armi, oggetti di valore, o utensili artistici come lebeti oppure coppe e crateri.
Sancito il legame di ospitalità colui che è stato ospitato sarà a sua volta tenuto a rendere accoglienza. Un caso che descrive bene l'importanza del tema dell'ospitalità è descritta in una scena dell'Iliade in cui due contendenti, l'acheo Diomede e il licio Glauco (patteggiante per i troiani) interrompono il loro duello non appena si riconoscono e ricordano che i loro genitori in passato sancirono il patto di ospitalità. Tale è l'importanza di tale costume che essi possono scambiarsi le armi ed interrompere il combattimento senza che nessuno possa intervenire e senza che venissero giudicati (ad esempio dalla gherousia).
Restituire il dono era thémis, una consuetudine quale non si poteva derogare ed era doppiamente vincolante. Da ciò, vista da un'ottica totale si può intuire quale tessuto di rapporti internazionali si fosse creato. Come l'attività neuronale che risponde a molti impulsi così i villaggi prima isolati del tutto cominciano a stringere rapporti con i villaggi circostanti. Ben presto si arriverà alla fondazione della polìs.




Un'isola al centro del mar Egeo presenta una storia dell'uomo riconducibile all'età neolitica. Non so bene se qui gli uomini vi arrivarono via mare dalle terre circostanti con quelle che furono le prime imbarcazioni, non ho trovato fonti a confermarlo. Potremmo ipotizzare che vi si trovassero in considerazione dell'unione dell'isola al grande continente in epoche remote, un geologo probabilmente avrebbe molto da ridire riguardo a questa mia improvvisata teoria; soprattutto ignoro se l'isola di Creta più che distaccarsi da una porzione di continente non sia piuttosto di conformazione lavica; ancor prima di valutare queste improbabili spiegazioni è forse meglio ritenere che il tempo che impiega una porzione di terra a distaccarsi in modo netto da un continente superi di gran lunga i 3-4 milioni di anni, ovvero, se contati a ritroso, Era a cui risalgono i primi discendenti dell'uomo, gli Australopithecus Afarensis. Prima o poi cercherò di avere una conferma definitiva, per il momento, a quanto pare, l'unica ipotesi verosimile è il loro giungere attraverso il mare con quelle che furono le prime imbarcazioni dell'età neolitica. Nel dubbio ci basta sapere che in certe caverne di quest'isola alcuni ritrovamenti archeologici fanno supporre proprio ad un'origine neolitica del popolo cretese, popolo che andremo affrontando non preistoricamente, ma in età più tarda. Attraverso questa introduzione, tengo ad evidenziare, che non ho assolutamente voluto mettere in dubbio l'origine preistorica del popolo cretese sviluppatasi internamente allo stesso territorio, quanto invece la mia insicurezza riguardo a come quei popoli vi si insediarono e di modo da sollevare lo stesso dubbio in voi possibili lettori. Qualcosa ho letto riguardo a migrazioni via mare di popoli in epoca neolitica dalle terre medio-orientali a quelle europee, ciò confermerebbe la parentesi cretese, ma tale fonte non più da me reperibile non mi consente di far nessuna affermazione certa.


Fu invece il re Sargon II ad aver sottomesso Israele (722 a.C.) ed il suo successore Sennacherib distrusse Babilonia, che venne in seguito ricostruita...


Essi per molto tempo detenerono il monopolio commerciale. Trasportavano merci e metalli per gli egizi, assiri e tutti quanti i popoli del mondo mediterraneo. Erano esperti navigatori, la loro tecnica di navigazione rimase inalterata sino alla fine dell'età antica. Conoscevano molto bene il ciclo delle maree ed erano abili a disporre le vele e a sfruttarne i venti. Erano persino in grado di praticare la navigazione notturna orientandosi grazie alla stella polare. Questa loro peculiarità gli permise di raggiungere terre, magari prima mai raggiunte per via marittima.
Ci siamo fermati ai popoli del mare che annientarono gli hittiti, "
Siamo qui intorno al 3000 a.C, abbiamo già affrontato 1000 interminabili anni... E i Sumeri tra poco o da poco hanno inventato la scrittura (cuneiforme).
Ad Amenofi III successe Amenofi IV (1377-1358 a.C.) <<re-filosofo>> che rivoluzionò il sistema religioso politeistico introducendo quello monoteista il cui dio era Aton (il disco solare).
Una costruzione imponente come una piramide rappresentava simbolicamente l'integrità, la forza del potere amministrativo e politico egizio. Con essa si garantiva una certa stabilità e un funzionamento di una seconda piramide, questa volta concettuale, ove ai vertici vi era il faraone e via via verso la base i vari apparati componenti la società

